Un nuovo studio guidato dall’Università di Parma, in collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Institut Cavanilles de Biodiversitat i Biologia Evolutiva dell’Universitat de València, mostra che gli ostracodi, piccoli crostacei acquatici racchiusi in un carapace bivalve, possiedono capacità comportamentali più complesse di quanto notato finora. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale BMC Biology, fornisce evidenze di apprendimento associativo visivo e di risposte differenziate a diverse lunghezze d’onda della luce in tre specie di ostracodi podocopidi: Vizcainocypria viator, Loxoconcha elliptica e Xestoleberis nitida.
Il lavoro è stato coordinato da Elena Bellavere e Giampaolo Rossetti del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, in collaborazione con Francesc Mesquita-Joanes dell’Institut Cavanilles de Biodiversitat i Biologia Evolutiva dell’Universitat de València e Donato Romano dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Attraverso arene miniaturizzate “lab-on-a-chip”, progettate per osservare con precisione il comportamento di organismi di dimensioni microscopiche, il gruppo di ricerca ha studiato come gli ostracodi reagiscono alla luce verde e blu, sia in condizioni spontanee sia dopo un addestramento con stimoli positivi, come la presenza di cibo, o stimoli negativi, come segnali chimici di stress. I risultati mostrano che le risposte alla luce non sono semplici riflessi, ma possono essere modulate dall’esperienza e variano tra specie, trattamento e lunghezza d’onda.
Lo studio indica, in particolare, la presenza di una forma semplice di memoria associativa di medio-lungo termine: alcuni individui hanno modificato il proprio comportamento anche a distanza di 16–24 ore dall’addestramento. Le differenze osservate non riguardano soltanto la preferenza per una camera illuminata o buia, ma anche parametri di locomozione come esplorazione, inattività e velocità di movimento.
“Questi risultati mostrano che anche organismi molto piccoli, dotati di sistemi nervosi relativamente semplici, possono esprimere forme di plasticità comportamentale sorprendenti”, spiega Elena Bellavere, prima autrice e corresponding author dello studio. “Gli ostracodi si confermano così modelli promettenti per indagare le basi evolutive della percezione, dell’apprendimento e dell’adattamento agli ambienti acquatici.”




