C’è un nuovo modo di prendersi cura dei propri cani, ed è fatto di scelte sempre più consapevoli, attenzione ai dettagli e, soprattutto, di ciò che ogni giorno finisce nella loro ciotola, perché oggi il benessere degli animali passa anche da un’alimentazione che guarda alla qualità non solo degli ingredienti, ma anche dei processi con cui vengono trasformati. Infondo, chi non vorrebbe offrire al proprio amico a quattro zampe il meglio ogni giorno, come a un vero e proprio membro della famiglia?

A conferma dell’importanza di queste scelte arriva un nuovo studio indipendente condotto nel Regno Unito su 41 alimenti commerciali per cani e sottoposto a revisione paritaria. La ricerca è stata pubblicata su una nota rivista scientifica come il “Journal of Animal Physiology and Animal Nutrition” ed è stata realizzata dai ricercatori Tolgahan Kocadağlı e dal professor Vural Gökmen con la collaborazione della veterinaria Ciara Clarke di Butternut Box, realtà già affermata in Europa nel settore del pet food fresco, che è appena arrivata anche in Italia. Lo studio ha mappato la presenza di AGEs nei diversi formati di cibo, dal fresco al liofilizzato, dalle crocchette agli alimenti umidi, per capire come i processi di cottura e lavorazione possono influenzare il profilo nutrizionale finale del cibo per animali.

Il dato che emerge è chiaro e apre una riflessione nuova: gli alimenti freschi mostrano un profilo più equilibrato, seguiti da quelli liofilizzati e poi dalle crocchette. Una differenza che non riguarda soltanto cosa c’è dentro, ma come quel cibo viene preparato, perché è proprio il calore a giocare un ruolo determinante.

Quando la cottura è delicata, intorno ai 90°C come avviene per il cibo fresco, le materie prime riescono a mantenere meglio le loro caratteristiche originarie, incluse alcune componenti proteiche fondamentali come la lisina, un amminoacido essenziale che contribuisce al corretto equilibrio nutrizionale e che, secondo studi sulla digeribilità degli amminoacidi, tende a conservarsi meglio nei formati meno processati rispetto agli alimenti sottoposti a lavorazioni più intense.

Al contrario, processi più “spinti” – che prevedono una cottura dell’alimento tra i 120 e i 200 gradi, necessari per garantire consistenza e lunga conservazione – come quelli utilizzati per le crocchette o per gli alimenti umidi sterilizzati, prevedono temperature più elevate e prolungate che trasformano progressivamente la struttura degli ingredienti, un passaggio naturale della produzione industriale, ma che contribuisce a modificare anche alcune caratteristiche nutrizionali.

È proprio questo equilibrio tra calore e qualità a diventare oggi centrale nella scelta, perché una lavorazione più delicata consente di preservare meglio ciò che rende un alimento davvero completo, senza rinunciare alla sicurezza e alla praticità.

Ma attenzione alle etichette, che spesso raccontano solo una parte della storia, concentrandosi principalmente su ingredienti e valori nutrizionali dichiarati, senza includere informazioni sul processo produttivo, un elemento che può fare la differenza nella reale disponibilità dei nutrienti.

“Finora, le raccomandazioni veterinarie sugli alimenti commerciali per cani si sono basate principalmente sulla composizione nutrizionale dichiarata, ma questo non fornisce un quadro completo” – spiega la Dottoressa Ciara Clarke, veterinaria e coautrice dello studio – “Un’etichetta può indicare una certa percentuale di proteine, ma non sempre riflette quanto di queste sia realmente disponibile per l’organismo del cane. Il metodo di lavorazione è una variabile fondamentale e dovrebbe entrare a pieno titolo nella valutazione nutrizionale”.

Una presa di posizione che riflette un cambiamento più ampio nel mondo pet, dove cresce il desiderio di trasparenza e di informazioni più complete, capaci di guidare scelte davvero consapevoli. È in questo contesto che si inserisce Butternut Box, tra i promotori della ricerca e realtà già affermata in Europa nel segmento del cibo fresco per cani. Butternut Box, con il suo arrivo in Italia, porta con sé un approccio che mette al centro la freschezza, la qualità degli ingredienti e una lavorazione delicata, pensata per preservare al meglio le proprietà nutrizionali.

Butternut Box ha inoltre appena avviato una collaborazione con la University of Surrey Vet School per uno studio longitudinale che monitorerà i biomarcatori della salute canina fino al 2027. L’azienda si pone così come un interlocutore scientifico per la comunità medico-veterinaria italiana, promuovendo un approccio alla nutrizione basato sulla trasparenza dei processi e sulla massima integrità nutrizionale.

Perché oggi, più che mai, prendersi cura del proprio amico animale significa andare oltre le apparenze e scegliere con consapevolezza, sapendo che il benessere nasce anche da piccoli dettagli quotidiani, come il calore con cui viene preparato il suo pasto.

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