La transizione ecologica delle isole minori avanza con il freno a mano tirato. A evidenziarlo l’indice complessivo di sostenibilità che, tenendo conto di vari indicatori, nel 2025 si attesta al 46,8%, appena l’1,3% in più rispetto al 2024. Tra le isole minori più virtuose l’Isola di San Pietro, seguita dall’Isola di Capri, Sant’Antioco e le Isole Tremiti.
A restituire l’istantanea sono Legambiente e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche che hanno presentato a Napoli, nell’ambito della fiera Green Med Expo & Symposium, il rapporto “Isole Sostenibili 2025”. Frutto del lavoro dell’Osservatorio Isole Sostenibili, l’analisi ha preso in considerazione 26 piccole isole abitate in Italia, amministrate da 33 Comuni che ospitano più di 188 mila abitanti residenti, sulla base di dati 2023 di fonti nazionali ed europee.
Nel report del 2025, quello che emerge è un percorso verso la sostenibilità caratterizzato da luci e ombre. Da un lato, infatti, non mancano segnali incoraggianti come il forte incremento del fotovoltaico che, tra il 2021 e il 2023, ha visto crescere la potenza installata del +116%, superando in media il 50% del target fissato dal DM 2017. Con casi virtuosi come Ustica e Ventotene. Dall’altro, però, restano alcune criticità. Nel 2023 solo 7 delle 26 isole analizzate interconnesse alla rete elettrica nazionale, con le altre 19 dipendenti ancora da costosi e inquinanti gruppi elettrogeni a gasolio. Inoltre, non decolla la raccolta differenziata che nel 2023 si attesta al 58%, un incremento di appena il 2% rispetto all’anno precedente, ancora sotto l’obiettivo europeo del 65%, nonostante alcune isole come Ustica e Favignana si distinguano in positivo. Altro tallone d’Achille è il consumo di suolo: tra il 2022 e il 2023 ha raggiunto 7,8 ettari, pari a circa 11 campi da calcio. Gravi anche le carenze nella gestione idrica: tra il 2020 e il 2022, secondo ISTAT, le perdite d’acqua sono salite al 42,3% rispetto al 40,6% di sette anni fa; con picchi drammatici a Ventotene, Capraia, Pantelleria e le Pelagie. In aggiunta, il 22,5% della popolazione delle isole non è ancora servito da rete fognaria, con situazioni particolarmente critiche a Salina, Ischia e Pantelleria. Infine, la mobilità risulta dominata dall’uso individuale dell’auto e da una presenza marginale del trasporto pubblico: secondo i dati ACI, sono 186.399 i veicoli privati circolanti, a fronte di circa 188.000 residenti; mentre gli autobus pubblici sono appena 398, 0,2 ogni 100 abitanti. Per di più il parco auto è obsoleto: in media il 61% dei veicoli è di classe Euro 4 o inferiore, con punte del 73% a Pantelleria e 72% nelle Pelagie e a Salina.
“Le isole minori italiane sono scrigni di biodiversità e cultura, ma anche territori fragili, esposti agli effetti della crisi climatica e al rischio di spopolamento”, ha dichiarato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente. “Questa consapevolezza ha guidato il lavoro che portiamo avanti dal 2018 con il nostro Osservatorio Isole Sostenibili, nato per colmare la scarsa attenzione, in termine di dati e politiche dedicate, nei confronti di questi territori unici, che hanno tutte le carte per essere laboratori avanzati di transizione ecologica. Ma per farlo serve una strategia nazionale coraggiosa, concreta e continuativa, che possa adattarsi alle specificità insulari. La transizione energetica – oggi ostacolata da ritardi normativi, vincoli ambientali e carenze infrastrutturali – insieme alla tutela del patrimonio naturale, devono diventare il cuore di un nuovo modello di sviluppo. Per garantire un futuro sostenibile e di qualità a questi territori e alle comunità che li abitano”.
Francesco Petracchini, Direttore del Dipartimento scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr ha agguinto che: “Il rapporto Isole Sostenibili 2025 conferma che, nonostante alcuni segnali positivi, la transizione ecologica delle isole minori italiane procede lentamente. È il momento di imprimere una svolta decisa, valorizzando i progressi fatti ma affrontando con urgenza le criticità ancora presenti: dalla dipendenza energetica dai combustibili fossili ai ritardi nella gestione idrica e dei rifiuti, fino alla mobilità. Serve un Piano nazionale integrato, coraggioso e adattabile alle peculiarità insulari, fondato su tre pilastri: energia pulita, tutela delle risorse naturali, innovazione. Le isole minori possono diventare modelli di sostenibilità per tutto il Mediterraneo. Come Cnr, siamo pronti a fare la nostra parte con ricerca, dati e innovazione”.
Se sul fronte rinnovabili il fotovoltaico sta registrando una crescita significativa nelle isole minori, il solare termico risulta assente. La performance migliore si registra a Ustica, che nel 2022 raggiunge appena il 21,29% dell’obiettivo fissato dal DM del 2017. Così come le bioenergie, realtà solo in casi virtuosi come Capraia e la geotermia, che risulta in parte sfruttata a Ischia, a Capri e a Sant’Antioco.
Le isole minori italiane godono già di un’elevata protezione della natura, poiché sono tutte parte di una o più aree protette. I comuni sono spesso gestori di aree marine protette e quindi possono essere protagonisti di Piani di tutela della flora e della fauna, che sulle isole minori spesso include specie endemiche. L’obiettivo in questo settore deve essere quello più generale della protezione del 30% al 2030.
Quest’anno, la redazione e presentazione del Rapporto si inseriscono nel quadro dell’evento di mid-term del Progetto LIFE ISLET, co-finanziato dal programma LIFE-Clean Energy Transition dell’Unione Europea, che ha l’obiettivo di promuovere un modello efficace di costruzione di Comunità Energetiche Rinnovabili specifico per le isole minori europee. Durante la conferenza sono stati infatti illustrati i primi risultati ottenuti dal progetto, con la presentazione del percorso realizzato sulle isole di Procida, Cres e Astypalea nella creazione di CER.



