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Pet-Tech: perché il Bluetooth non basta più

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Una passeggiata al parco, un attimo di distrazione, e il cane scappa, un gatto che esce la mattina e non rientra per cena, sono solo alcuni dei momenti in cui ogni proprietario capisce quanto il monitoraggio degli animali non è solo un vezzo tecnologico per il proprietario, ma una risposta concreta a un’esigenza reale. Secondo dati ISTAT, 4 famiglie italiane su 10 vivono già con almeno un animale domestico, e la loro attenzione al benessere dei pet non ha mai smesso di crescere.
In questo senso, i GPS tracker per animali stanno diventando strumenti sempre più diffusi e, secondo alcune stime di settore, il mercato dei dispositivi di tracciamento raggiungerà 3,5 miliardi di dollari entro il 2033.

Ma come funzionano davvero questi dispositivi? Cosa ci si può aspettare e cosa no? E quali domande è utile porsi prima di decidere quale acquistare? Kippy stila una guida pratica fatta di dati, risposte concrete e qualche mito da sfatare.

“Nelle nostre recensioni, riceviamo spesso feedback di utenti convinti che un GPS tracker funzioni esattamente come il navigatore dello smartphone: sempre acceso, sempre preciso, in aggiornamento costante. Tecnicamente è possibile, ma non è quello di cui un cane o un gatto ha bisogno. Le loro abitudini sono molto diverse dalle nostre, e nella maggior parte dei casi un live tracking continuo non aggiunge sicurezza reale. Capire quando ha senso usarlo, e quando no, è il primo passo per trarre il massimo dal dispositivo, spiega Iacopo Buccarelli, Brand Reputation & Retention di Kippy.

La prima distinzione da fare è quella tra GPS tracker con SIM integrata e Bluetooth tracker AirTag, tecnologie complementari e non alternative. Nel particolare, i Bluetooth tracker funzionano solo in prossimità di altri dispositivi abilitati quindi, se il gatto si allontana in un’area senza altri iPhone nelle vicinanze, siccome il raggio utile è generalmente tra i 10 e i 30 metri, il segnale si perde. I GPS tracker con SIM integrata, come Kippy Cat V2 o Kippy Dog, utilizzano invece la rete dati cellulare per localizzare l’animale a qualsiasi distanza, in tutta Europa; non dipendono dalla presenza di altri dispositivi nelle vicinanze, consentono di ricevere la posizione direttamente sull’app anche quando il gatto è a chilometri da casa, e registrano gli spostamenti nel tempo, permettendo di ricostruire le abitudini dell’animale senza dover fissare lo schermo ogni cinque minuti.

Uno dei malintesi più comuni riguarda la localizzazione in tempo reale. Molti proprietari si aspettano un puntino che si muove sulla mappa ogni secondo, come fosse un navigatore. In realtà, quella funzionalità esiste: la modalità Live di Kippy, per esempio, aggiorna la posizione ogni pochi secondi e molti utenti la usano anche per ore consecutive, durante una passeggiata in un’area nuova o in un momento di particolare apprensione. Il punto è che non sempre ha senso tenerla attiva: su Kippy Dog, la batteria in modalità standard dura fino a 15 giorni, ma in modalità Live si riduce a poche ore. Quindi, la scelta dipende dal contesto e dalle abitudini del proprio animale.

Vale poi la pena distinguere due variabili che spesso vengono. La prima è la copertura di rete: se il segnale cellulare è debole, il dispositivo impiega più tempo a inviare la posizione, ma questo non riguarda la qualità del dato GPS. La seconda è il segnale GPS in senso stretto, che funziona esclusivamente all’aperto. All’interno di abitazioni, garage o spazi coperti, la posizione può essere meno precisa, con uno scarto fino a 50 metri. In condizioni outdoor, la precisione media si attesta tra i 5 e i 15 metri, informazioni che permettono al proprietario di sapere se il gatto è in giardino, nella via di casa o ha raggiunto il parco a poche centinaia di metri.

Il valore reale di un GPS tracker non sta nell’inseguire il proprio animale secondo per secondo, ma in tre funzionalità che trasformano il monitoraggio in strumento di cura e benessere quotidiano:

Alert e geofence: la notifica che scatta quando l’animale esce da un’area sicura prestabilita dal proprietario, come il giardino, il cortile o il perimetro del quartiere. Secondo dati interni di Kippy, 1 proprietario su 4 ha attivato il geofence almeno una volta nell’ultimo mese, dimostrando che il valore cercato dagli utenti è la sicurezza proattiva e non il monitoraggio passivo

Storico dei movimenti e mappe di calore: le mappe di calore che mostrano i percorsi preferiti dell’animale e i suoi schemi di comportamento abituali. Sapere dove il gatto va di solito aiuta a capire, e ad agire, quando qualcosa cambia. Altra informazione utile e da sapere è che la funzione “Live” con storico dei movimenti non è presente per i Bluetooth tracker come gli Air Tag.

Monitoraggio delle abitudini: passi, minuti di attività, ore di sonno; i dati raccolti dai tracker Kippy diventano uno specchio delle abitudini quotidiane degli animali: dal primo gennaio 2025 al 25 febbraio 2026, i cani e gatti monitorati hanno percorso complessivamente oltre 60 miliardi di passi, equivalenti a più di 11 milioni di km. Variazioni improvvise, come un calo nell’attività o movimenti anomali di notte, possono essere i primi segnali di malessere, rilevabili prima ancora di una visita veterinaria.

A differenza dei cani, molti gatti non sono abituati a indossare un collare e possono reagire con fastidio o agitazione. Ecco perché è essenziale scegliere un collare con dimensioni e peso ridotti, sgancio di sicurezza anti-strozzo, ma il dispositivo migliore non basta se il momento dell’introduzione viene gestito male.

Per questo è importante attendere che il gatto abbia almeno 12 mesi di vita e raggiunga il peso minimo di 4 kg. Poi, non bisogna lasciarlo mai solo nelle prime ore dall’applicazione del collare. Altro punto fondamentale è l’osservazione del comportamento durante la fase di adattamento, un gatto che rifiuta il collare può farsi del male. Infine, ricaricare il dispositivo nelle ore di sonno dell’animale, così da garantire un monitoraggio continuativo.

Infine, prima di scegliere un dispositivo di tracciamento, è utile farsi alcune domande: “Il mio animale ha almeno qualche mese di vita e il peso minimo richiesto?”; “Vive principalmente in casa, in giardino, o outdoor?”; “Ho verificato la copertura di rete nella mia zona?”, e soprattutto, “Ho chiare le differenze tra GPS con SIM e Bluetooth tracker quale si adatta meglio alle mie esigenze e a quelle del mio pet?”.

“L’obiettivo non è tenere il proprio animale sotto sorveglianza costante, ma avere la serenità di sapere che, se qualcosa cambia, arriva subito un segnale. Conoscere le abitudini normali di un cane o di un gatto, ricevere un alert quando escono dall’area sicura, monitorare l’attività nel tempo, sono queste le funzioni utili ai proprietari e che trasformano un dispositivo tecnologico in uno strumento di cura quotidiana”, conclude Iacopo Buccarelli.

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