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Si è molto dibattuto sullo stato di benessere delle persone impegnate in professioni sanitarie e assistenziali, soprattutto in relazione alla compassion fatigue, il peso emotivo causato dal costante contatto con la sofferenza. Meno esplorata è la condizione del Medico Veterinario, anch’esso sottoposto a molteplici situazioni di difficoltà date dalla gestione della sofferenza e delle criticità cliniche dei pazienti, unita a quella dell’emotività dei pet owner.

Quali sono quindi i fattori psicologici che maggiormente incidono sull’esercizio quotidiano della professione del Medico Veterinario? Quali le principali ripercussioni emotive?

Sono questi alcuni dei quesiti alla base di “Exposure to animal suffering, adult attachment styles, and professional quality of life in a sample of Italian veterinarians”:  Si tratta del primo studio condotto su un campione di medici veterinari italiani dagli autori A. Musetti, A. Schianchi, L. Caricati, T. Manari e A. Schimmenti, e pubblicato sulla rivista Plos One grazie al contributo di MSD Animal Health, con l’obiettivo di analizzare il rapporto tra esposizione alla sofferenza animale, carico di lavoro, stili di attaccamento assimilati nell’infanzia e la qualità della vita professionale intesa come capacità di raggiungere alti livelli di soddisfazione lavorativa e di ridurre il peso della compassion fatigue e il rischio di burnout. Il quadro che emerge nel contesto italiano è indicativo di un livello medio di burnout non trascurabile ma anche di un livello di soddisfazione lavorativa più alto.

L’indagine è stata condotta su 1.445 veterinari italiani di età compresa tra i 24 e i 74 anni sulla base di un questionario consultivo fra la Categoria Medico Veterinaria lanciato da ANMVI, nell’ambito di iniziative dedicate all’educazione al ©Benessere Veterinario.

I dati emersi sono stati analizzati alla luce della teoria, fino a oggi poco indagata in questo contesto, dell’attaccamento. Il fenomeno, che ha radici nell’infanzia, indica l’insieme di comportamenti che caratterizzano la relazione tra il bambino e la sua principale figura di accudimento (il caregiver). Questo, secondo gli esperti, influenza fortemente i complessi processi psicologici che si manifestano in età adulta, con particolare riferimento alle relazioni con gli altri, alla gestione delle emozioni e alla capacità di affrontare situazioni complesse. Lo studio dimostra che i fattori legati alla professione possono combinarsi con caratteristiche psicologiche contestuali e individuali e contribuire a migliorare o ridurre la qualità della vita professionale. In particolare, dai risultati emerge un ruolo predittivo degli stili di attaccamento insicuri verso lo sviluppo di forme di burnout e compassion fatigue e un ruolo predittivo degli stili di attaccamento sicuri verso invece una maggiore qualità della vita professionale. I Medici Veterinari con uno stile di attaccamento insicuro e una visione negativa di sé stessi tendono quindi ad avere maggiore difficoltà nel gestire la sofferenza animale cui assistono e l’emotività e le paure dei pet owner, perdendo di conseguenza la soddisfazione nell’esercitare la loro funzione di caregivers.

Oltre agli stili di attaccamento, dallo studio emergono anche altri fattori di rischio, individuati nel carico di lavoro, nei turni di reperibilità e nel genere.

“Penso che la Veterinaria italiana, grazie ad ANMVI, possa rivendicare un ruolo pionieristico a livello europeo nell’affrontare temi che stanno diventando patrimonio di consapevolezza collettiva, anche se in parte sono ancora pregiudizialmente osservati con diffidenza” – ha commentato Marco Melosi, Presidente dell’ANMVI. “Sono in realtà strettamente connessi al wellness professionale, alla qualità della relazione con il cliente e alla prevenzione dello stress da lavoro correlato che rientra nella normativa sulla sicurezza del lavoro.”

 “È per noi un grande traguardo aver dato voce, per la prima volta, ai Medici Veterinari italiani su una tematica così importante e complessa.” – ha dichiarato Alessandro Schianchi, tra gli autori della ricerca– “I risultati emersi sono per noi fondamentali nella logica della medicina preventiva, per essere di supporto a studenti, giovani Medici Veterinari, che si affacciano per la prima volta alla professione, e anche ai colleghi più maturi”.

In conclusione, quindi, e con l’obiettivo di sfruttare i risultati emersi per supportare concretamente i Medici Veterinari, si conferma che i diversi stili di attaccamento sono variabili fondamentali da prendere in considerazione nella pianificazione di programmi di supporto e possono aiutare a individuare i fattori soggiacenti una bassa qualità della vita professionale. Lo studio propone quindi un approccio più comprensivo nel gestire le problematiche psicologiche dei Medici Veterinari, per individuare più facilmente i punti in cui agire e contribuire ad una maggiore soddisfazione lavorativa e una minore compassion fatigue.

“Come MSD Animal Health siamo molto orgogliosi di aver contribuito a pubblicare e diffondere questa ricerca, che si integra nel nostro impegno a restare al fianco dei Medici Veterinari, non solo da un punto di vista professionale ma anche e soprattutto umano.“ – ha affermato Paolo Sani, Amministratore Delegato di MSD Animal Health Italia – “Ci auguriamo che i risultati emersi contribuiscano ad implementare strategie ad hoc e soluzioni concrete per sostenere i Medici Veterinari che ogni giorno si impegnano per garantire la salute dei nostri animali e a far sì che il ruolo sociale del Medico Veterinario diventi parte integrante della vita delle nostre famiglie”.

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