In Italia nel 2026 tornano a crescere i comuni rifiuti free che salgono quota 675 su un totale di 7.894 comuni italiani. Un dato che fa ben sperare dopo il lieve calo del 5% registrato lo scorso anno. Il merito di questi comuni è quello di mantenere la produzione pro capite di rifiuto indifferenziato avviato a smaltimento al di sotto dei 75 kg/ab/anno.

È quanto emerge in estrema sintesi dalla 33esima edizione di “Comuni Ricicloni” di Legambiente presentato oggi a Roma nella giornata finale dell’Ecoforum nazionale dell’economia circolare organizzato dall’associazione ambientalista, Kyoto Club e La Nuova Ecologia in collaborazione con CONOU e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma.

Il Nord si conferma l’area del Paese con più comuni virtuosi, il 60,3% del totale si concentra qui, anche se registra una contrazione rispetto allo scorso anno; contro il 32,8% del Sud e delle isole; e il 6,8% del Centro. Quest’ultimo registra, dopo anni di immobilismo, una crescita importante con 16 comuni in più rispetto al 2025 arrivando a quota 46.

Altro dato interessante è il numero complessivo di cittadini residenti in Comuni Rifiuti Free, che passa da 3.715.010 dello scorso anno agli attuali 4.086.781, nonostante il numero complessivo dei Comuni Rifiuti Free sia aumentato di sole 12 unità.

A livello regionale, il Veneto si conferma leader assoluto per numero di comuni rifiuti free, seguito da Lombardia e Campania. Quest’ultima è la prima regione del Sud per comuni rifiuti free.

Per quanto riguarda i comuni capoluogo di provincia, su 54 che hanno partecipato al concorso di Legambiente e che sono stati presi quest’anno in esame, 35 hanno raggiunto e superato l’obiettivo del 65% e 5 sono Rifiuti Free, mantenendo la produzione di rifiuto indifferenziato al di sotto di 75 kg pro-capite all’anno. Ad aggiudicarsi questo doppio riconoscimento sono Pordenone, Belluno, Nuoro, Trento e Treviso. In particolare, Nuoro, entrata in classifica lo scorso anno, conferma la sua posizione e il suo impegno in questo settore.

“I dati in crescita dei comuni rifiuti free – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – sono un segnale importante ma il Paese, a partire dalle grandi città, non deve abbassare l’attenzione perché può e deve fare molto di più in fatto di gestione virtuosa dei rifiuti. L’economia circolare rappresenta una leva strategica per l’Italia che va sostenuta con politiche e interventi concreti a livello europeo e nazionale. Ma tutto parte da una buona qualità della raccolta differenziata e da un efficace e concreto avvio al riciclo, riducendo al minimo l’indifferenziato avviato a smaltimento o ai termovalorizzatori. Per questo continuiamo con forza il nostro concorso nazionale, premiando le migliori pratiche di gestione e prevenzione dei rifiuti, con l’obiettivo di trasformarle in una politica unitaria e virtuosa su tutto il territorio nazionale. Fino ad oggi l’Italia ha detenuto un primato su raccolta differenziata e riciclo, serve un impegno comune per mantenerlo anche in futuro.”

Tra i vincitori assoluti dei comuni sotto i 5.000 abitanti primeggiano Borrello (CH), Ripacandida (PZ), Morano Calabro (CS), Domicella (AV), Mordano (BO), Valvasone Arzene (PN), Rocca Santo Stefano (RM), Pieve Ligure (GE), Foresto Sparso (BG), Monteleone di Fermo (FM), Montefalcone nel Sannio (CB), Barone Canavese (TO), Atzara (NU), Castel di Lucio (ME), Terre d’Adige (TN), Calvi dell’Umbria (TR), Verrayes (AO), Sospirolo (BL).

Tra i vincitori assoluti dei comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti ci sono Pratola Peligna (AQ), Casali del Manco (CS), Cimitile (NA), San Prospero (MO), Chions (PN), Sacrofano (RM), Luni (SP), Villongo (BG), Venafro (IS), Sammichele di Bari (BA), Sennori (SS), San Giuseppe Jato (PA), Serravalle Pistoiese (PT), Altopiano della Vigolana (TN), Loria (TV).

Tra i vincitori assoluti sopra i 15.000 abitanti troviamo Siderno (RC), Bacoli (NA), Nonantola (MO), Azzano Decimo (PN), Fonte Nuova (RM), Carugate (MI), Monserrato (CA), Ribera (AG), Monsummano Terme (PT), Pergine Valsugana (TN), Vedelago (TV).

Tra le storie di buona gestione, quest’anno Legambiente premia con una menzione speciale il cane “puliziotto” di nome “Bee”, un Labrador Retriever nero, protagonista di Recycling Dog, il primo progetto italiano strutturato di unità cinofile dedicate alla rilevazione della plastica dispersa nell’ambiente naturale. Un progetto che prende il via a Castelbuono, piccolo Comune nel cuore delle Madonie, in provincia di Palermo, dove da tre anni un cane e il suo conduttore percorrono boschi, torrenti, sentieri e vicoli alla ricerca di rifiuti che spesso sfuggono ai sistemi tradizionali di raccolta.

In tre anni di attività Bee e il suo conduttore hanno percorso oltre 800 chilometri di territorio, recuperando circa 200 chilogrammi di plastica abbandonata. Numeri che raccontano non solo un progetto ambientale, ma un modo diverso di immaginare il rapporto tra comunità, animali e territorio.

Altra menzione speciale alla start-up Re-Cig in prima linea nella raccolta e recupero dei mozziconi di sigaretta. Attraverso l’installazione di punti di raccolta dedicati, i mozziconi vengono sottratti alla dispersione nell’ambiente e sottoposti a un trattamento che permette di separare le componenti tossiche e recuperare l’acetato di cellulosa.

Non solo comuni ricicloni, nel corso dell’Ecoforum è stato presentato anche il IX report dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi che scatta una fotografia puntale sui dati del Green Pubblic Procurament e l’applicazione dei GPP e dei CAM nelle gare 2025 da parte delle pubbliche amministrazioni. In Italia su 531 comuni totali che hanno risposto al questionario cresce, seppur lentamente, l’indice medio di performance del totale dei Comuni che si attesta al 57%, con differenze significative tra quello dei Capoluoghi di provincia e il resto dei Comuni.

A livello territoriale, si confermano importanti differenze di applicazioni tra le diverse aree del Paese con il nord d’Italia l’area più attenta e sensibile, seguita dal sud e le isole. Arranca, invece, il centro Italia. A livello regionale, le migliori performance medie raggiunte sull’applicazione del GPP vedono in prima fila l’Emilia Romagna con un indice medio del GPP pari al 74%, il Friuli Venezia Giulia, la Toscana, l’Abruzzo, la Liguria e la PA di Bolzano.

Tra i comuni capoluogo, Ancona, Brescia, Cremona, Ravenna, Rimini, Padova sono quelli che nel 2025 hanno centrato il 95% GPP con acquisti in almeno in 16 categorie merceologiche dei 19 CAM indagati, nei bandi 2025.

In particolare, Cremona, Ravenna e Alba hanno ricevuto oggi da Legambiente e dall’Osservatorio Appalti Verde, nel corso della seconda giornata dell’Ecoforum, una menzione speciale per il risultato raggiunto e per essere in prima fila nella raccolta differenziata.

Per quanto riguarda l’applicazione dei CAM, nel 36,5% dei casi inerenti ai comuni non capoluogo i CAM non sono stati applicati, nonostante sia un obbligo di legge. Un percentuale che scende drasticamente nel caso dei comuni capoluogo invece. Numeri che si traducono con inadempienze registrate 1 gara ogni 3 del campione di indagine complessivo. In particolare, quelli che riscontrano più difficoltà e hanno un tasso di non applicazione maggiore del 50% sono, tra i comuni non capoluogo, il CAM Prodotti tessili, quello sulle calzature da lavoro e accessori in pelle, quello relativo ai Punti di ristoro e distributori automatici e quello sugli eventi culturali. Un dato, quest’ultimo, che deve far riflettere visto che parliamo di eventi che richiamano sempre un grande pubblico tra cittadini e turisti.

Ai dati sui GPP e CAM, si affiancano poi le criticità da risolvere, a partire dalla mancanza di formazione e la difficoltà nella stesura dei bandi, ribadita da 71% dei Comuni e dal 55% dei Capoluoghi. Altri anelli deboli sono il “Monitoraggio degli Acquisti Verdi”. Buona notizia, riguarda, invece la “conoscenza del Green Public Procurement” ormai consolidata come politica necessaria per il GPP nell’amministrazione pubblica.

“Dal nostro report frutto del lavoro di analisi dell’Osservatorio Appalti Verdi – commenta Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – emerge chiaramente come le grandi città, più strutturate e organizzate a livello amministrativo, riescono ad applicare in modo più accurato le politiche proprie del GPP ed il rispetto dei CAM nelle gare di appalto rispetto a comuni più piccoli. Inoltre, si consolida anche secondo noi un’attenzione a questa pratica e una disponibilità, seppur lieve da parte dei capoluoghi, a partecipare alla nostra indagine. Una delle proposte, infatti, è anche quella di favorire l’aggregazione di realtà più piccole per efficientare i processi di acquisto e utilizzo del GPP”.

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